- DAVIDE RASCHI -


MOMENTI DI VITA SPORTIVA CHE IL TEMPO NON HA CANCELLATO


intervista a Davide Raschi

in occasione del 25° di fondazione della Polisportiva, pubblicata sul libro "La Grande Avventura"

Enfant prodige del tennistavolo rivarolese. Mancino, molto dotato tecnicamente, era uno dei punti di forza della nostra "mitica" squadra che ha disputato il campionato di serie "B2". Numerosissime le sue vittorie sia individuali (campione regionale) che di squadra.

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Da chi era composta la grande squadra di tennistavolo?

Marasi, Americano, Selmini, Raboni e Raschi.- Un profilo professionale di questi giocatori. Americano ha iniziato l'attività a 16 anni, partendo praticamente da zero. Il suo gioco era il più spettacolare, velocissimo quando c'era da attaccare, poco propenso al gioco di rimessa. Si lasciava prendere troppo dalla foga. Selmini era il veterano della squadra, se la cavava discretamente nel gioco di rimessa, ma purtroppo pagava la mancanza di freschezza nei tornei che richiedevano "fondo". Io era la speranza del pongismo locale, ben dotato nei fondamentali, sapevo interpretare le gare a seconda degli avversari. Raboni era un giocatore piuttosto tecnico, razionale, sapeva attendere il momento propizio per mettere sotto l'avversario, anche se a volte era carente in grinta e "cattiveria"; entrambi eravamo i mancini della squadra. Infine Marasi era molto abile nell'alternare il gioco d'attacco con quello difensivo.

Chi era il leader della squadra?

Trattandosi di un gruppo di amici non si può affermare che ci fosse un vero e proprio leader. Un riconoscimento particolare penso vada tuttavia, per la continuità all'interno della squadra, a Franco Americano.

Pregi, difetti, abitudini e curiosità sui giocatori…

Più che parlare di pregi e difetti direi che ognuno di noi, con le sue doti caratteriali, aveva modo di distinguersi e di rendersi, a suo modo, insostituibile.

Raccontaci di una gara che ricordi in modo particolare.

Personalmente ricordo con piacere la gare d'esordio all'interno della Federazione. Un torneo interregionale dove vinsi sia il singolo che il doppio in coppia con Americano, a soli 15 anni.

Ti viene in mente un fatto o un aneddoto particolarmente curioso a cui hai assistito?

Forse potrei ricordare una trasferta fatta con l'automobile di Marasi, che nel suo interno aveva collocato un vero e proprio impianto di luci psichedeliche, con tanto di pallone "a specchi" tipo discoteca.

Immagino che tra le maggiori soddisfazioni della tua carriera ci sia da annoverare la partecipazione, in una rappresentativa italiana, ad un torneo a Bratislava contro una formazione vietnamita; ce ne vuoi parlare.

Per me quella trasferta nell'allora Cecoslovacchia fu un'importante occasione per confrontarmi con le scuole più prestigiose al mondo.

Dato il vostro grande successo, non avete mai pensato di approdare verso società più organizzate?

Sono orgoglioso di poter dire che, malgrado ognuno di noi ricevesse ogni anno numerose offerte da altre società sportive, siamo sempre rimasti fedeli alla Polisportiva Rivarolese, e ce ne siamo andati solo quando la squadra non rientrò più nei piani della società.

Come ultima domanda, perché secondo te a Rivarolo il tennistavolo ha avuto un così grande successo?

All'epoca era un novità e forse anche questo influì. Voglio sottolineare però che, se si vuole incentivare uno sport, bisogna cercare di agevolare chi vi si vuole accostare.